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Arrivare in questo posto è come tornare indietro nel tempo di 3.000 anni, qui niente è cambiato è tutto rimasto tutto come era una volta. Potrai entrare in queste grotte artificiali, osservarle dall’interno, immaginare i popoli antichi qui in preghiera. Il tutto in uno scenario naturale da sogno, intatto, come ne sono rimasti pochi in Sicilia e in generale sulla Terra.

Pantalica è una bellissima riserva naturale, dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco. Ma cosa rende questa riserva tanto particolare? Beh, pensa che qui la natura la fa da padrona, tra bellissimi canyon, laghetti e piccoli fiumi, con una vegetazione mediterranea rigogliosa. Ma Pantalica non è solo questo, questo luogo nasconde qualcosa di molto antico, sacro, risalente addirittura all’età del bronzo, ossia al XIV secolo a.C. (Più di 3.000 anni fa per intenderci). Qui si nascondono più di 5.000 tombe interamente scavate nella roccia, qualcosa di veramente impressionante. Tombe che nel corso dei secoli sono anche state utilizzate dai vari popoli che si sono succeduti e a volte anche trasformate in abitazioni o chiese rupestri.

Pantalica
Salvo Cannizzaro, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Pantalica
Georg Naggies, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Pantalica
Andrew Malone, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Pantalica
Verity Cridland, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Pantalica
Mboesch, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La storia di Pantalica

Le tombe di Pantalica risalgono come detto in precedenza al XIV secolo a.C. Furono scavate nella roccia da un antico popolo scultore che stazionava in Sicilia da molto tempo, i sicani.

I sicani infatti erano molto bravi a lavorare la pietra e realizzarono queste tombe a grotticella in molti luoghi della Sicilia, come nel caso del magnifico Villaggio bizantino ad esempio.

I sicani in realtà vivevano un tempo sulla coste siciliane, dove l’ambiente era sicuramente meno ostile. A Pantalica si trasferirono a causa dell’arrivo in Sicilia di un altro popolo, quello dei siculi. Ecco che i sicani terrorizzati, per sfuggire dal nemico, scapparono nell’entroterra siciliano e si rifugiarono in luoghi come quello di Pantalica.

I sicani di Pantalica sembra venissero da Thapsos nei pressi di Prioro Gargallo (Ancora oggi è possibile visitare i ruderi di Thapsos, anche se tenuti molto male, quindi la visita è sconsigliata) dove avevano forti legami commerciali con la Grecia, esattamente con Micene. Thapsos venne poi rasa al suolo dai siculi e i sicani si rifugiarono a Pantalica, dove trovarono una vera e propria fortezza naturale tra canyon, fiumi e rocce impervie.

Origine delle necropoli ed evoluzione

Pantalica
Davide Mauro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nel corso del tempo i sicani diedero vita a queste grotte, utilizzandole come luogo sacro, dove seppellire i defunti. A volte queste tombe si trovano in luoghi inaccessibili, scavate su rocce a strapiombo. Si pensa quindi che i sicani si arrampicassero sorretti da corde su questi luoghi impervi, pur da destinare ai loro cari un luogo di degna sepoltura.

Ad ogni modo i siculi poi arrivarono anche a Pantalica, dove convissero con i sicani. Addirittura iniziarono anche a realizzare queste grotte nella roccia, generalmente di dimensioni più grandi, ma non erano abili quanto i sicani, infatti la qualità delle opere era per cosi dire molto più scadente.

Dopo i siculi ecco che arrivarono i greci in Sicilia. Nel IV secolo a.C. arrivarono anche a Pantalica e la distrussero completamente. Da quel momento venne abbandonata, i superstiti si rifugiarono a Palazzolo Acreide e Pantalica fu abitata solo da contadini e pastori. Tutto rimase cosi fino all’arrivo degli arabi in Sicilia intorno al VIII secolo d.C , quindi più di 1000 anni dopo. I monaci bizantini per sfuggirgli si rifugiarono con le famiglie in questi luoghi, trasformando alcune grotte in villaggi e chiese rupestri.

Mappa interattiva di Pantalica – Il tour suggerito

I luoghi segnati in giallo e in viola sono quelli suggeriti. Per localizzarti una volta in zona, clicca sul simbolo ingrandisci in alto a destra della mappa.

Questo tour molto panoramico ti permette di vedere le attrazione principali di Pantalica e non è molto impegnativo. In alternativa puoi anche percorrere altri sentieri, anch’essi molto belli, ma sono più faticosi e sarebbe meglio affidarsi a una guida. La riserva naturale è infatti molto grande e vi è tanto da vedere (Non basterebbe un giorno intero).

Il tour è diviso in due parti, il primo segnato in giallo e il secondo in viola.

Prima parte del tour – Percorso giallo

Si lascia l’auto nel punto indicato con la “P”, si vanno a visitare gli altri punti d’interesse segnati in giallo e si ritorna in auto per raggiungere il punto indicato per la seconda parte del tour (poco distante). Tempo totale andata e ritorno circa 1 ora.

La prima tappa è il San Micidiario, un piccolo villaggio bizantino con annessa chiesetta di San Micidiario, ovviamente tutto scavato nella roccia. Sono ancora visibili timide tracce di affreschi bizantini e di scritte in greco.

Procendendo si raggiunge il piccolo villaggio bizantino di San Nicolicchio, nel cui centro si trova l’oratorio di San Nicolicchio, anche qui sono visibili alcune tracce di dipinti.

L’ultima tappa prima di tornare indietro e prendere l’auto è l’Anaktron. Si tratta dei resti della dimora del principe sicano, che qui fece costruire il suo palazzo. Intorno si trovavano probabilmente le abitazioni del popolo, che essendo delle capanne di paglia sono andate ormai perse. Curiosità: Le pietre utilizzate per il palazzo non sono della zona. Tenuto conto che i sicani avevano relazioni commerciali con i miceni, si ipotizza che ricevettero da loro queste pietre, insieme a degli schiavi e sotto la guida di un tecnico miceneo (I sicani non avevano ancora questo tipo di abilità) realizzarono il palazzo.

Pantalica Chiesa di San Micidiario
Chiesa San Micidiario – Mboesch, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Pantalica Chiesa di San Micidiario
Interno chiesa San Micidiario – Mboesch, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Pantalica Chiesa di San Nicolicchio
Chiesa di San Nicolicchio – Mboesch, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Panorama dal villaggio di San Micidiario, Pantalica
Panorama dal villaggio di San Micidiario – Davide Mauro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Panorama dal villaggio di San Micidiario, Pantalica
Panorama dal villaggio – Davide Mauro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Anaktron, Pantalica
Anaktron – Jorre (Jochen Reinhard), CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Seconda parte del tour – Percorso viola

Lago di Pantalica
Laghetto di Pantalica – Andrew Malone CC BY SA 2.0 via Wikimedia Commons
Lago di Pantalica
Patrik Tschudin, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Chiesa del crocifisso, Pantalica
Davide Mauro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Una volta finita la prima parte del tour, si riprende l’auto e ci si mette in viaggio per qualche minuto, fino al punto indicato con la “P”, dove si parcheggia di nuovo l’auto. Da qui si procede a piedi e si vanno a visitare gli altri punti d’interesse segnati in viola. Tempo totale andate e ritorno circa 45 minuti.

La prima tappa è la piccola chiesa bizantina del Crocifisso, scavata nella roccia e anch’essa con tracce di affreschi.

Dopodiché si procede per il sentiero che porta a valle, fino a raggiungere il fiume e il laghetto. Un posto magico, totalmente immerso nella natura, con vista sulle necropoli scavate nel costone roccioso a strapiombo, che si trova di fronte. Qui l’acqua oltre ad essere bella fresca è cosi limpida da riuscire persino a vedere il fondale.

Consiglio: Portati delle scarpe da ginnastica comode, tanta acqua e qualche panino. Evitare assolutamente le ore più calde.

Prodotti tipici della zona di Pantalica

Pantalica si trova nella provincia di Siracusa. Se vuoi scoprire i piatti tipici della zona, qui trovi un articolo su cosa mangiare a Siracusa e dintorni.

Qui invece trovi i piatti e prodotti tipici siciliani in generale.

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